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E' incredibile come uno stato di malessere ti stravolga la dimensione delle cose. Graviti in uno stato di influenza fisica o mentale, o entrambe, e improvvisamente riscopri limitante la sfera sensoriale. Uno scarno sentire, vedere, toccare lascia il posto alla percezione, e in quella vieni investito dall'essenza più pura di ogni cosa, di mille cose. Mi vengono in mente quei labirinti bidimensionali stampati su carta, con una freccia a indicare la partenza e una figura (variabile, indubbiamente qualcosa che crei un'attrattiva) a simboleggiare l' "agognata meta"-l'arrivo, niente più-. Quando si è piccoli si segue il percorso col dito, si sbaglia, si cambia, (spesso e volentieri si bara), si gioca.
Quando si riflette è impossibile non ritrovarsi a esplorare il passato, a ripercorrere col dito una strada, la differenza è che questa è già stata tracciata a penna e non si può far altro che seguire la linea in ogni suo svirgolo. Rivedi i punti morti, quelle linee rette che non si aprono e che hai percorso quasi trascinato dall'inerzia...e all'improvviso quell'aprirsi di strade in un solo punto, in un bivio, un incrocio. Una scelta. Per quanto ci terrorizzano noi teniamo alle nostre scelte, e alla nostra libertà di farle... credo sia perchè la scelta è il nostro unico agonizzante tentativo mentale di combattere la casualità, vincerla o quantomeno imbrigliarla. Ed è per scelta o per casualità che quella linea è stata tracciata a penna, e non può più deviare altrove se non dove la vediamo inerpicarsi già definita. Il passato ripercorso nel presente stranamente non fa che risvegliare nostalgia o rifiuto, e parti mentalmente a immaginare in quale punto del labirinto ti troveresti ora se scelte o concomitanze d'eventi non avessero seguito il percorso che conosci.
Rivedi le persone. Quelle che hai perso di vista, quelle che si riproiettano nell'attualità segnate dai bivi del loro labirinto, quelle che sono arrivate alla mèta prima di te...e rivedi te stesso in funzione tua e in funzione loro. Altra nostalgìa, altro rifiuto. Vedi come alcune di loro sono state destinate ad accompagnarti solo per un preciso tratto di strada, e pensi a cosa accadrebbe Ora se i vostri passi fossero ancora accostati, cosa significherebbero per te Ora se non vi foste mai allontanati. E rileggi pagine di diario, stringi in un pugno un ciondolo, attacchi sul muro un pezzo di carta disegnato o scrivi un messaggio -nei casi migliori recapitato-, per tracciare nel tuo presente un segno. Per rivederlo in futuro e ricordarti che in quel momento stavi rivivendo un passato ancora più remoto.
E improvvisamente ti vedi nel tuo presente, rimane ancora qualche confronto nostalgico col tuo Essere passato, ma per lo più lo sguardo vola a tutti quei bivi ancora non raggiunti dalla penna. Alla tua ennesima lotta con la casualità, alle mille conseguenze possibili. In quel momento il presente non sembra che un tratto infinitesimale, finchè non ti accorgi che non è altro che il punto d'incontro tra il passato e il futuro. Ti vengono in mente tutte le pazzie d'un istante che potrebbero stravolgere tutto. Dal prendere una pistola e sparare un colpo a qualcuno al correre fuori al balcone e lanciarsi nel vuoto.
In un attimo si scatena tutta la follia covata nell'animo, ti rendi conto di essere essenzialmente pazzo, poi ti crogioli nell'idea sempre più vera che lo siano tutti in realtà. Spaventoso ed elettrizzante.
Poi lo sguardo ricade sulla figura della meta (il pirata che raggiunge il tesoro, il cane che si ricongiunge all'osso) e ti rendi conto che...non è altro che la fine. Dopo si va solo con la penna fuori dal foglio, e in questo si scioglie l'attrattiva, e inizi seriamente a pensare che non importa più tanto Quando arriverai alla Fine.
...e pensare che mi sembrava un gioco così scemo.
Postato da PurpleSilkWings alle ore
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